Paolo Perulli, Stato e Mercato, Dicembre 2010
Una perdurante diffidenza verso il «locale» come sinonimo di chiuso, di isolato e di ostacolo allo sviluppo continua a far parte della cultura politica ed economica dominante. Solo in pochi hanno pensato in modo più aperto e universale il locale, seguendo l’ispirazione della frase di Erasmo. Locale che, specie nella tradizione europea, equivale a una società «completa» quale è la città. Una società «aperta» alla relazione, alla contaminazione con altri luoghi e culture. Lo stesso globale è il frutto di questa apertura. Ciò non significa ignorare i limiti del localismo, ma anzi criticarli e tentare di superarli. Questo saggio è dedicato a valutare il ruolo che le politiche a livello «locale» possono svolgere per favorire il superamento di un limite anche più grave: il permanente irrisolto problema del «centrale» come motore di politiche di sviluppo.
Le politiche locali assumono un diverso significato a seconda che si tratti: a) dell’esito di politiche centrali rivolte verso il locale sotto forma di risorse da distribuire, norme da indirizzare, etc.; b) di politiche che dal locale, mettendosi in rete con altre, risalgono a costruire quadri più generali.