Capacità innovativa a rischio

Giorgio De Michelis e Alfonso Fuggetta, L’impresa, Gennaio 2011

Giorgio De Michelis e Alfonso Fuggetta commentano il basso livello di innovazione tecnologica in Italia, esplorandone le cause e mettendo a confronto le azioni pubbliche e private a sostegno dell’innovazione con le criticità che la caratterizzano.

In Italia si fa poca innovazione tecnologica, cioè quell’innovazione che trasforma e sfrutta i risultati della ricerca scientifica e tecnologica per creare nuovi prodotti e/o servizi per il mercato globale. In particolare, questo ritardo è particolarmente vistoso nell’Information and Communication Technology (ICT), settore che vede ridursi la nostra capacità di progettazione e sviluppo e, conseguentemente, aumentare il livello delle importazioni. Peraltro, secondo alcuni sarebbe sufficiente comprare dall’estero ciò che serve alle nostre imprese e al nostro tessuto economico-produttivo. Per altri siamo di fronte ad un ineludibile indebolimento del sistema industriale italiano ed è quindi inutile affrettarsi al capezzale di un morente.

La nostra tesi è che i paesi che non producono tecnologie non solo sono deboli in quello specifico settore del mercato, ma, ancor più grave, difficilmente riescono a dominarle ed utilizzarle in modo convincente e pieno. Un settore industriale debole non è in grado di alimentare e far crescere quell’ecosistema di competenze, culture e realtà imprenditoriali necessarie per travasare e applicare al meglio le conoscenze tecnologiche di quel settore anche nei prodotti e servizi sviluppati in altri settori. Non per niente, in Italia ad una progressiva riduzione della presenza delle imprese tecnologiche (sempre più spesso ridotte a filiali commerciali di colossi esteri), si accompagna un progressivo indebolimento della capacità innovativa del sistema nel suo complesso. Non per niente, paesi emergenti come la Cina e l’India hanno posto la crescita del comparto tecnologico al centro delle proprie strategie complessive di sviluppo.