Working paper Fondazione Irso 2-2009 di Federico ButeraLe imprese esposte alle profonde turbolenze di questo periodo per vivere e svilupparsi devono cambiare profondamente, innovare, ricorrendo anche a valori e a pratiche che avevano assicurato loro successo nel passato. Le imprese “costruite per durare” – “built to last” (Collins e Porras) – hanno maggiori possibilità di superare con successo questa fase difficile. Sono imprese che costruiscono un futuro con un cuore antico. Sono imprese con un’anima, come scrisse Ariano Olivetti. Imprese con lunga storia e imprese recenti hanno, da una parte, il problema di assicurare la propria competitività e sopravvivenza: solo il loro rafforzamento e il loro rinnovamento produttivo, economico e sociale lo può assicurare. Dall’altro, diventa cruciale per loro l’assunzione di una forte responsabilità sociale, che riguarda non solo l’evitare diseconomie esterne, ma soprattutto il fornire con un processo attivo contributi concreti alla sostenibilità ambientale, allo sviluppo economico dei territori, alla qualità della vita, allo sviluppo culturale. Queste due missioni convergenti sono meglio raggiunte da “imprese integrali”. Esse sono imprese che perseguono in modo integrato elevate performance economiche e sociali e che agiscono concretamente per proteggere e sviluppare l’integrità degli stakeholder e dell’ambiente fisico, economico e sociale. |
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Working paper Fondazione Irso 1-2009 di Federico Butera, Sebastiano Di GuardoIlavoratori ad alta qualificazione riconosciuti nelle statistiche internazionali, nelle imprese, nella Pubblica Amministrazione e nelle Professioni come scienziati, manager, professional e technician rappresentano oggi un aggregato che nei paesi sviluppati supera, per numerosità, gli altri aggregati occupazionali (operai, impiegati, contadini, ecc.). Imprese, governi e studiosi chiamano queste occupazioni in vario modo a seconda delle diverse prospettive di analisi: personale qualificato, specialisti, professionisti nelle organizzazioni, esperti, classe creativa, lavoratori autonomi di seconda generazione e altro. Noi li avevamo chiamati lavoratori della conoscenza adottando un termine coniato da Peter Drucker (Butera, Cesaria, Donati, 1998). Essi stanno crescendo di anno in anno dimostrando come sia in corso un mutamento profondo nelle organizzazioni, nel mercato del lavoro e nella struttura sociale (Butera, Bagnara, Cesaria, Di Guardo, 2008). |
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Rapporto a cura della Fondazione Irso, Febbraio 2009In questo scritto vengono descritti i risultati di una ricerca realizzata dalla Fondazione Irso, che ha avuto come obiettivo quello della messa a punto e della sperimentazione di una metodologia di descrizione e analisi di alcune professioni sociali. La ricerca è stata realizzata per conto del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali durante l’anno 2008, come parte di un progetto più ampio sulle professioni sociali che ha coinvolto CNR e Formez, con i quali Fondazione Irso ha condiviso finalità, metodologie di ricerca e risultati intermedi e finali. |
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