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	<title>Fondazione Irso &#187; Cantieri</title>
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		<title>Nuove forme di organizzazione</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jul 2011 06:43:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cantieri]]></category>

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		<description><![CDATA[Quali sono le  nuove forme di organizzazione del lavoro che consentono di raggiungere gli obiettivi dell’impresa e al tempo stesso di innovare i processi e i servizi in un contesto di elevata incertezza e costante accelerazione?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La Fondazione Irso riprende e rilancia i temi e i metodi che hanno  accompagnato negli anni i suoi progetti più importanti sulla  organizzazione del lavoro e sul funzionamento delle microstrutture e  della front line. </strong></p>
<p><span style="color: #003366;"><em>Q</em><em>uali s</em></span><span style="color: #003366;"><strong><em><a href="http://www.irso.it/wp-content/uploads/nuove-forme-quadrata1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2066" title="nuove forme quadrata" src="http://www.irso.it/wp-content/uploads/nuove-forme-quadrata1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></em></strong></span><span style="color: #003366;"><em>ono le  nuove forme di organizzazione del lavoro che consentono di raggiungere gli obiettiv</em></span><span style="color: #003366;"><em>i dell’impresa e al tempo stesso di innovare i processi e i servizi in un contesto di elevata incert</em></span><span style="color: #003366;"><em>ezza e costante accelerazione? </em></span></p>
<p>Le esperienze di Irso sulle isole di produzione, sui gruppi in siderurgia e nella chimica, sui team di ricerca e sviluppo, sui call center, sulle comunità di pratica, vanno rivisitate di fronte ad una nuova domanda. Come rimettere l&#8217;impresa sui piedi, ossia ripartire dal potenziamento dei processi operativi, riorganizzare il lavoro e i processi, chiedere alle persone performance eccellenti, partecipazione, motivazione. La fabbrica, il call center, i team di vendita, i team di ricerca e sviluppo, i gruppi di innovazione, ritornano centrali in ogni strategia di eccellenza operativa, relazionale, commerciale, innovativa.</p>
<p>Non si tratta solo di riorganizzare i processi operativi, ma ridefinire e semplificare i task, attivare le competenze, attivare cooperazione, condivisione di conoscenza, comunicazione, senso della comunità, sviluppare ruoli integri orientati ai risultati. Si tratta di fare organizzazione sul <strong>modello 4C</strong> © Irso, che sviluppa cooperazione autoregolata, condivisione di conoscenza, comunicazione senza confini e soprattutto comunità di lavoro.</p>
<p>La Fondazione Irso attiva <strong>programmi di miglioramento continuo</strong> in cui coinvolgere le persone, basati sui concetti <em>lean</em>, in cui il management intermedio viene coinvolto nella realizzazione di progetti di miglioramento partendo dal <em>ghemba</em> (il “campo”).</p>
<p>In ambiti organizzativi in cui esiste un significativo livello di incertezza, La Fondazione Irso propone di intervenire con forme organizzative basate su <strong>gruppi di lavoro autonomi e autoregolati</strong>, in grado di muoversi e riconfigurarsi in maniera agile e pertinente a seconda delle mutanti esigenze, garantendo velocità, innovazione e resilienza. Questi gruppi sono in grado di realizzare alti livelli di performance gestendo in maniera relativamente autonoma i propri processi operativi e adattandoli in funzione dell’obiettivo e del contesto. Possono essere progettati nei settori di produzione industriale o di servizio come <strong>gruppi stabili</strong>, oppure come <strong>gruppi temporanei per lo sviluppo e l’innovazione</strong>, oppure<strong> </strong>come <strong>gruppi temporanei per la risoluzione di problemi critici. </strong></p>
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		<title>Italian way of doing industry: le imprese italiane che competono</title>
		<link>http://www.irso.it/cantieri/italia-2013</link>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 07:46:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cantieri]]></category>
		<category><![CDATA[Butera]]></category>
		<category><![CDATA[De Michelis]]></category>
		<category><![CDATA[Imprese]]></category>
		<category><![CDATA[italian way]]></category>
		<category><![CDATA[Made in Italy]]></category>
		<category><![CDATA[Organizzazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Qual è la locomotiva del sistema produttivo italiano? E’ possibile identificare l’Italian Way che consente ad alcune nostre imprese di mantenere competitività?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Italian way of doing industry è un programma di ricerca multidisciplinare policy oriented che ha l’obiettivo di identificare, sviluppare, e diffondere i modelli e i principi organizzativi e manageriali che danno forza alle nostre imprese eccellenti. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #003366;"> </span></strong><a href="http://www.irso.it/wp-content/uploads/Italianwaylast.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2050" title="Italianwaylast" src="http://www.irso.it/wp-content/uploads/Italianwaylast-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><span style="color: #003366;"><em>Di fronte alla debolezza del sistema Paese e alla demoralizzazione che ne consegue emerge per contrasto un vigoroso processo bottom-up basato su una grande vitalità di imprese, organizzazioni e territori di nuova concezione. Da dove nasce la loro forza? Che cosa accomuna casi di successo così diversi tra loro? Vi sono nuovi modelli e principi organizzativi e manageriali? Di quali servizi e infrastrutture essi hanno bisogno?</em></span></p>
<p style="text-align: justify;">Questi casi possono essere la locomotiva del sistema produttivo italiano. Dopo Fiat e Italsider negli anni ’60, dopo i distretti negli anni ’80, dopo il<em> Made in Italy, </em>il nostro programma ipotizza che emerga una <strong>Italian way of doing industry</strong>, un modello socioeconomico efficace e rispettabile internazionalmente. Esso è basato su una estrema varietà di casi di imprese che rivelano un efficace posizionamento sui mercati di alta gamma, strategie di focalizzazione e di qualità, prodotti di design e con componenti artigianali, prodotti ad alto livello di servizio, organizzazioni flessibili in rete, energia e anima dell’impresa e imprenditori che ci tengono a creare imprese durevoli, buone relazioni industriali a livello aziendale. Queste imprese sviluppano relazioni potenti fra reti d’impresa a estensione internazionale e territori estesi come global city region. Imprese e territori in rete sembrano convergere su un modello diverso dai “castelli” industriali, dai distretti, dal “piccolo è bello”: abbiamo individuato nuovi “estesi crocevia territoriali di reti lunghe vitali”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il programma ha generato rapporti di ricerca, libri, articoli, convegni e prevede numerose attività di advising, consulenza e formazione sui temi specifici delle sfide competitive delle imprese.</p>
<p style="text-align: justify;">Esso è promosso dalla Fondazione Irso e guidato da Federico Butera e Giorgio De Michelis. Ha visto la collaborazione di studiosi, dirigenti pubblici, imprenditori: Stefano Micelli <em>(Università Ca’ Foscari di Venezia),</em> Daniele Marini <em>(Università di Padova),</em> Riccardo Varaldo <em>(Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa; consigliere di amministrazione di Finmeccanica, partner della Fondazione Irso),</em> Francesco Silva <em>(Università di Milano Bicocca),</em> Alessandro Sinatra <em>(Rettore dell’Università Carlo Cattaneo-LIUC di Castellanza, partner della Fondazione Irso),</em> Fernando Alberti <em>(Università Carlo Cattaneo-LIUC di Castellanza, partner della Fondazione Irso),</em> Giuseppe Tripoli <em>(Capo Dipartimento per l’Impresa e l’Internazionalizzazione – Ministero dello Sviluppo Economico),</em> Francesco Verbaro <em>(Consigliere giuridico del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali),</em> Bruno Lamborghini <em>(Presidente dell’Associazione Archivio Storico Olivetti e consigliere di amministrazione della società Olivetti, presidente di Prometeia, vicepresidente di AICA, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, partner della Fondazione Irso),</em> Claudio De Albertis <em>(Consigliere Delegato di Borio Mangiarotti e presidente Assimpredil Ance),</em> Michele Tronconi <em>(Presidente di Sistema Moda Italia di Confindustria),</em> Roberto Maglione <em>(Direttore centrale Risorse Umane di Finmeccanica),</em> Elena Zambon <em>(Presidente di Zambon Group), </em>Tatiana Rizzante <em>(Amministratore delegato di Reply).</em></p>
<p style="text-align: justify;">Esso è federato con programmi di ricerca su questi temi condotti da diversi centri di ricerca e di intervento.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.irso.it/wp-content/uploads/Italianway-logo.jpg" class="broken_link"></a></p>
<p><a href="http://www.irso.it/wp-content/uploads/Italianway-logo.jpg" class="broken_link"></a></p>
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		<title>Cambiamento delle Pubbliche Amministrazioni</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jun 2010 20:10:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cantieri]]></category>
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		<category><![CDATA[change management]]></category>
		<category><![CDATA[Innovagiustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblica Amministrazione]]></category>
		<category><![CDATA[riorganizzazione uffici giudiziari]]></category>

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		<description><![CDATA[La Pubblica Amministrazione è la palla al piede dell’economia e della società italiana o può esserne un fattore di sviluppo?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La Fondazione Irso ha tra i suoi cantieri principali la ricerca, la consulenza di change management, la formazione di Pubbliche Amministrazioni centrali e locali, adottando una metodologia proprietaria GICS © Irso sulla base della quale sviluppa da anni progetti esemplari.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #003366;"><em>La Pubbl</em></span><span style="color: #003366;"><em><a href="http://www.irso.it/wp-content/uploads/change-quadrata.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2043" title="change quadrata" src="http://www.irso.it/wp-content/uploads/change-quadrata-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></em></span><span style="color: #003366;"><em>ica Amministrazione è la palla al piede dell’economia e della società italiana</em></span><span style="color: #003366;"><em> o può esserne un fattore di sviluppo?</em></span></p>
<p style="text-align: justify;">La Pubblica Amministrazione è la palla al piede dell’economia e della società italiana o può esserne un fattore di sviluppo? Non solo è possibile attivare programmi di spending review e di change management per ridurre i costi e migliorare i servizi, ma le PA centrali e locali sono fattori di sviluppo dell’economia e delle società sui territori.</p>
<p style="text-align: justify;">Il lavoro della Fondazione parte dall’assunto che non è possibile la riforma della Pubblica Amministrazione, ma sono possibili e necessari<strong> </strong><strong>le</strong> <strong>riorganizzazioni di singole amministrazioni centrali e locali</strong> guidate dai dirigenti e supportate da strutture centrali, programmi di <em>change management</em> che tengano conto delle specificità delle singole amministrazioni e modifichino in modo integrato livello di servizio, organizzazione, gestione delle persone, tecnologia e – se vengono conseguiti risultati- anche assetti istituzionali.</p>
<p style="text-align: justify;">La ricerca su questi temi è stata aggiornata in occasione di un incarico da parte del Dipartimento della Funzione Pubblica per la definizione di <strong>un Programma di gestione del Cambiamento nelle pubbliche amministrazioni</strong>, pubblicata ora nel volume di F. Butera e B. Dente <em>Il</em> <em>Change management nelle Pubbliche Amministrazioni: una Proposta</em>, con prefazione di Renato Brunetta, Franco Angeli editore.</p>
<p style="text-align: justify;">Progetti e interventi di vaste dimensioni sull’innovazione e il cambiamento delle Pubbliche Amministrazioni sono stati e sono uno degli assi principali del lavoro dell’Irso. I progetti più importanti di change management nel passato hanno riguardato l’INPS, gli Uffici delle Entrate, la Banca d’Italia, lo IUAV &#8211; Università di Architettura di Venezia, il Comune di Imola, il sistema della Pubblica Istruzione, la Direzione Sanità della Lombardia e altri.</p>
<p style="text-align: justify;">Le attività su questi temi si concentrano negli ultimi due anni su un grande cantiere di <strong>riorganizzazione degli Uffici Giudiziari della Lombardia</strong>, sul quale la Fondazione Irso ha vinto la gara della Regione Lombardia in raggruppamento con la Fondazione Politecnico, l’Università Bocconi, la Fondazione Alma Mater dell’Università di Bologna, Lattanzio e Associati, Ernst &amp; Young. Nel progetto <a href="http://www.irso.it/change-management-della-pubblica-amministrazione/innovagiustizia">Innova Giustizia</a> Irso cura la linea di servizio Processi e Organizzazione e i cantieri di Tribunale e Procura di Monza e Lecco.</p>
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		<title>Imprese, istituzioni e città in rete: Progetto Nord</title>
		<link>http://www.irso.it/cantieri/progetto-nord</link>
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		<pubDate>Thu, 03 Jun 2010 20:09:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cantieri]]></category>
		<category><![CDATA[Perulli]]></category>
		<category><![CDATA[progetto nord]]></category>
		<category><![CDATA[sistema nord]]></category>

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		<description><![CDATA[È possibile rappresentare il “sistema Nord” andando oltre le visioni parziali e offrendo una visione condivisa per la definizione di policy da parte di tutti gli attori del sistema (città, province, regioni, imprese, associazioni etc.) in merito allo sviluppo, alle alleanze territoriali, alla cooperazione produttiva, alla governance istituzionale?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Il Progetto Nord è una ricerca-intervento che si ripropone di rappresentare il “sistema Nord” fatto di città, regioni, imprese, associazioni, professioni etc. nei suoi flussi e nelle sue strutture. L’obiettivo della ricerca è di offrire una visione precisa e condivisa a tutti gli attori del sistema e di supportare la generazione di policy e di programmi di cooperazione interistituzionale: infrastrutture, trasporti, ricerca e istruzione, sviluppo di reti produttive, welfare, governance istituzionale e altro. </strong></p>
<p><span style="color: #003366;"><em><strong><a href="http://www.irso.it/wp-content/uploads/ProgettoNORDLAST.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2033" title="ProgettoNORDLAST" src="http://www.irso.it/wp-content/uploads/ProgettoNORDLAST-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></strong></em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #003366;"><em>È possibile rappresentare il “sistema Nord” andando oltre le visioni parziali e offrendo una visione condivisa per la definizione di policy da parte di tutti gli attori del sistema (città, province, regioni, imprese, associazioni etc.) in merito allo sviluppo, alle alleanze territoriali, alla cooperazione produttiva, alla governance istituzionale?</em></span></p>
<p><span style="color: #003366;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">A differenza di Francia, Spagna, Inghilterra dominate da una (al massimo due) metropoli, l’Italia possiede una invidiabile rete di città e di territori che –messi a sistema in una effettiva “divisione del lavoro” – rappresentano la più grande e flessibile macro-regione economica europea, una delle <em>global city region</em> del mondo. Essa, se gestita, è in grado di sviluppare il suo enorme potenziale, eliminare le sue diseconomie e inoltre di agire da locomotiva per lo sviluppo del paese e dell’area mediterranea.</p>
<p style="text-align: justify;">La ricerca-intervento intende influire sull’immagine che le istituzioni politiche, economiche e sociali hanno del Nord, oggetto di interventi di politica economica e sociale. L’ipotesi di partenza della ricerca è che le molte<em> reti di imprese</em> e i molti <em>clusters produttivi</em> delle regioni del Nord, che fanno la forza del sistema, abbiano sempre più necessità di collegarsi ai sistemi di servizi – sia tradizionali che innovativi – localizzati nei sistemi urbani della macro-regione. Sono stati pubblicati già tre volumi con Einaudi e Bruno Mondatori e diversi rapporti di ricerca, sono stati svolti numerosi convegni e seminari e sono in avvio programmi di advising a soggetti istituzionali che hanno responsabilità di programmi e progetti a scala Nord (I porti del Nord; Valore e valutazione del  sistema Po; Il Nord Campo della ricerca, dell’innovazione e della formazione; Rappresentare l’Italia).</p>
<p style="text-align: justify;">La ricerca-intervento, guidata da Paolo Perulli, è realizzata da un <strong>Comitato Scientifico</strong> che riunisce un gruppo di studiosi impegnati direttamente nella ricerca. Essi hanno prodotto in questi anni alcune tra le migliori ricerche sull’economia e la società italiana nell’ottica dei sistemi locali, dei distretti e delle reti di imprese:<br />
<em>F. Butera (Università di Milano-Bicocca), A. Bagnasco (Università di Torino), P. Bassetti (Globus et Locus, Milano), G. Berta (Università Bocconi), N. Bellini (Univ. S.Anna, Pisa) P. Bianchi (Università Ferrara), R. Camagni (Politecnico di Milano), L. Campiglio (Università Cattolica, Milano), A. Cavalli (Università di Pavia), E. Ciciotti (Università Cattolica di Piacenza), G. Corò (Università di Venezia-Cà Foscari), P. Collini (Università di Trento), S. Conti (Università di Torino), A. De Maio (Politecnico di Milano), G. Dioguardi (Università di Bari), A. Martinelli (Università Statale, Milano), P. Messina (Università di Padova), G. De Michelis (Università Milano-Bicocca), B. Dente (Politecnico di Milano), P. Feltrin (Università di Trieste), R. Grandinetti (Università di Udine), G. Lunghini (Università di Pavia), M. Magatti (Università Cattolica di Milano), G. Parodi (Università di Pavia), A. Pichierri (Università di Torino), P.P. Puliafito (Università di Genova), P. Perulli (Università del Piemonte Orientale), F. Rugge (Università di Pavia), E. Rullani (Università di Venezia-Cà Foscari), L. Senn (Università Bocconi), F. Silva (Università Milano-Bicocca), T. Vitale (Sciences Po, Parigi e Univ. di Milano-Bicocca).</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em>La ricerca è finanziata dalle Regioni del Nord, da Fondazioni, Enti Locali.</p>
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		<title>Servizi ai clienti e ai cittadini: Customer Management e Customer Experience</title>
		<link>http://www.irso.it/cantieri/customer-management-forum</link>
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		<pubDate>Mon, 03 May 2010 20:11:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cantieri]]></category>
		<category><![CDATA[Butera]]></category>
		<category><![CDATA[CMF]]></category>
		<category><![CDATA[customer experience]]></category>
		<category><![CDATA[customer journey]]></category>
		<category><![CDATA[Customer Management]]></category>
		<category><![CDATA[leanCRM]]></category>
		<category><![CDATA[service design]]></category>

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		<description><![CDATA[È possibile progettare servizi con migliore customer experience a costi decrescenti, ripensando i processi, eliminando quello che non dà valore al cliente, ridisegnando architetture tecnologiche/organizzative integrate e attivando vasti processi di partecipazione e miglioramento continuo da parte delle persone? ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>La Fondazione Irso sviluppa da oltre dieci anni approcci innovativi alla progettazione </strong><strong>di servizi user-centered</strong> e alla <strong>progettazione dei sistemi organizzativi e professionali del CRM</strong>.<strong><em> </em></strong>  </p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #003366;"><em><a href="http://www.irso.it/wp-content/uploads/cmf-quadrata.jpg"><strong><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2052" title="cmf quadrata" src="http://www.irso.it/wp-content/uploads/cmf-quadrata-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></strong></a>È possibile progettare servizi con migliore customer experience a costi decrescenti, ripensando i processi, eliminando quello che non dà valore al cliente, ridisegnando architetture tecnologiche/organizzative integrate e attivando vasti processi di partecipazione e miglioramento continuo da parte delle persone?</em></span><em><strong> </strong></em>  </p>
<p style="text-align: justify;">La ricerca su questi temi è stata concentrata in un programma di ricerca (la decima edizione del <strong>CMF &#8211; Customer Management Forum</strong>) che ha coinvolto le maggiori imprese e pubbliche amministrazioni italiane in attività di incontro, scambio e confronto sulle maggiori sfide legate alla gestione dei rapporti con i clienti o i cittadini e con la loro customer experience. Il tema della ricerca è stata la progettazione del LeanCRM, ossia l&#8217;applicazione dell&#8217;approccio Lean per supportare processi di servizio e di gestione della relazione con i clienti.  </p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Gli interventi di consulenza e formazione su questi temi riguardano:  </p>
<div style="text-align: justify;">
<ul>
<li>la progettazione dei servizi <strong>(service design) </strong>centrati sull’esperienza del cliente <strong>(</strong><strong>customer experience) </strong>e sui momenti di interazione con i diversi touchpoint <strong>(</strong><strong>customer journey)</strong></li>
<li>la progettazione dei<strong> modelli di analisi della customer satisfaction</strong></li>
<li>la progettazione delle<strong> strutture organizzative per l’erogazione dei servizi</strong></li>
<li>check-up per <strong>l’analisi, la valutazione e la progettazione della customer experience</strong>, finalizzata al ridisegno dei servizi e al miglioramento della qualità<strong> </strong></li>
<li>la progettazione di <strong>ambienti online di apprendimento / collaborazione / community</strong>, sia per la formazione degli operatori che per raccolta di input e proposte di miglioramento<strong> da parte dei clienti</strong></li>
<li>la<strong> </strong>progettazione delle<strong> interfacce per gli operatori di front-line</strong> e delle macro specifiche funzionali dei sistemi di CRM</li>
<li>la progettazione di <strong>sistemi professionali </strong>per lo sviluppo delle persone impegnate nei ruoli di relazione con il cliente/cittadino</li>
<li>l&#8217;erogazione di percorsi di <strong>formazione </strong>rivolti sia alle figure manageriali che alle figure che operano in front-line.</li>
</ul>
</div>
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		<item>
		<title>Lavoro e lavoratori della conoscenza: ruoli, professioni e formazione</title>
		<link>http://www.irso.it/cantieri/organizzazione-lavoro-della-conoscenza</link>
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		<pubDate>Sat, 03 Apr 2010 20:14:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cantieri]]></category>
		<category><![CDATA[Butera]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Knowledge workers]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro della conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[morici]]></category>

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		<description><![CDATA[Come descrivere, interpretare e progettare le nuove forme di mestieri e professioni, le nuove forme di organizzazione, le forme di gestione e le politiche pubbliche adottate o adottabili per il lavoro della conoscenza?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>La Fondazione Irso sviluppa il cantiere sul lavoro e i lavoratori della conoscenza fin dagli anni ‘80, producendo alcuni contributi di ricerca fondativi e una serie di cantieri di progettazione e sviluppo di sistemi professionali di nuova concezione.</strong></p>
<p><span style="color: #003366;"><em><span style="color: #000080;">Come des</span></em></span><a href="http://www.irso.it/wp-content/uploads/KW-quadrata.jpg"><em><span style="color: #000080;"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2046" title="KW quadrata" src="http://www.irso.it/wp-content/uploads/KW-quadrata-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></span></em></a><em><span style="color: #000080;">crivere, interpretare e progettare le nuove forme di mestieri e professioni, le nuove forme di organizzazione, le forme di gestione e le politiche pubbliche adottate o adottabili per il lavoro della conoscenza?<strong> </strong></span></em></p>
<p style="text-align: justify;">Le ricerche dimostrano che <strong>il lavoro della conoscenza è in continua crescita</strong>: <em>scienziati, managers, professionals </em>e<em> technicians </em>nel 2005 erano il 41% in Italia e il 53% in Gran Bretagna, come emerge dalla ricerca contenuta nel volume Butera, Bagnara, Cesaria, Di Guardo<em> Knowledge Working. Lavoro, lavoratori, società della conoscenza</em>, Mondadori Università. La progettazione di un intero dominio professionale è stata realizzata in un progetto sulle professioni sociali, commissionato dal Ministero del Lavoro e ora pubblicato nel volume a cura di Patrizia Cinti, <em>Prendersi cura. Indagine sulle professioni sociali, </em>collana Irso, Franco Angeli.</p>
<p style="text-align: justify;">La Fondazione Irso ha sviluppato un <strong>modello di analisi e progettazione dei ruoli e dei sistemi professionali</strong>, in particolare dei ruoli “critici” legati al lavoro della conoscenza, che mette al centro il <em>ruolo agito</em>, ossia il copione su cui si dispiega la modalità reale che un lavoratore utilizza per raggiungere le prestazioni, applicato in progetti in grandi imprese e pubbliche amministrazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Da sempre progettiamo e realizziamo <strong>interventi di formazione e sviluppo manageriale</strong>, caratterizzati da due linee guida:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>che sia <strong>necessario e possibile progettare e sviluppare ruoli professionali ampi</strong> (<em>broad professions</em>) che massimizzino produttività e innovazione, flessibilità organizzativa, identità professionali, qualità della vita; gli interventi di formazione partono quasi sempre da un’analisi del ruolo agito della popolazione target e delle sue complessità, per poi progettare un’evoluzione e uno sviluppo del ruolo;</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
<li style="text-align: justify;">che sia <strong>necessario e possibile progettare nuove forme di organizzazione del lavoro della conoscenza</strong>, ossia comunità di lavoro basate su cooperazione autoregolata, condivisione delle conoscenze, comunicazione estesa, progettando interventi sotto forma di “laboratori” o cantieri attivi in cui le persone siano coinvolte nell’analisi e nel miglioramento organizzativo dei processi in cui operano.</li>
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