Italian way of doing industry: le imprese italiane che competono

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Italian way of doing industry è un programma di ricerca multidisciplinare policy oriented che ha l’obiettivo di identificare, sviluppare, e diffondere i modelli e i principi organizzativi e manageriali che danno forza alle nostre imprese eccellenti.

Di fronte alla debolezza del sistema Paese e alla demoralizzazione che ne consegue emerge per contrasto un vigoroso processo bottom-up basato su una grande vitalità di imprese, organizzazioni e territori di nuova concezione. Da dove nasce la loro forza? Che cosa accomuna casi di successo così diversi tra loro? Vi sono nuovi modelli e principi organizzativi e manageriali? Di quali servizi e infrastrutture essi hanno bisogno?

Questi casi possono essere la locomotiva del sistema produttivo italiano. Dopo Fiat e Italsider negli anni ’60, dopo i distretti negli anni ’80, dopo il Made in Italy, il nostro programma ipotizza che emerga una Italian way of doing industry, un modello socioeconomico efficace e rispettabile internazionalmente. Esso è basato su una estrema varietà di casi di imprese che rivelano un efficace posizionamento sui mercati di alta gamma, strategie di focalizzazione e di qualità, prodotti di design e con componenti artigianali, prodotti ad alto livello di servizio, organizzazioni flessibili in rete, energia e anima dell’impresa e imprenditori che ci tengono a creare imprese durevoli, buone relazioni industriali a livello aziendale. Queste imprese sviluppano relazioni potenti fra reti d’impresa a estensione internazionale e territori estesi come global city region. Imprese e territori in rete sembrano convergere su un modello diverso dai “castelli” industriali, dai distretti, dal “piccolo è bello”: abbiamo individuato nuovi “estesi crocevia territoriali di reti lunghe vitali”.

Il programma ha generato rapporti di ricerca, libri, articoli, convegni e prevede numerose attività di advising, consulenza e formazione sui temi specifici delle sfide competitive delle imprese.

Esso è promosso dalla Fondazione Irso e guidato da Federico Butera e Giorgio De Michelis. Ha visto la collaborazione di studiosi, dirigenti pubblici, imprenditori: Stefano Micelli (Università Ca’ Foscari di Venezia), Daniele Marini (Università di Padova), Riccardo Varaldo (Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa; consigliere di amministrazione di Finmeccanica, partner della Fondazione Irso), Francesco Silva (Università di Milano Bicocca), Alessandro Sinatra (Rettore dell’Università Carlo Cattaneo-LIUC di Castellanza, partner della Fondazione Irso), Fernando Alberti (Università Carlo Cattaneo-LIUC di Castellanza, partner della Fondazione Irso), Giuseppe Tripoli (Capo Dipartimento per l’Impresa e l’Internazionalizzazione – Ministero dello Sviluppo Economico), Francesco Verbaro (Consigliere giuridico del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali), Bruno Lamborghini (Presidente dell’Associazione Archivio Storico Olivetti e consigliere di amministrazione della società Olivetti, presidente di Prometeia, vicepresidente di AICA, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, partner della Fondazione Irso), Claudio De Albertis (Consigliere Delegato di Borio Mangiarotti e presidente Assimpredil Ance), Michele Tronconi (Presidente di Sistema Moda Italia di Confindustria), Roberto Maglione (Direttore centrale Risorse Umane di Finmeccanica), Elena Zambon (Presidente di Zambon Group), Tatiana Rizzante (Amministratore Delegato di Reply).

Esso è federato con programmi di ricerca su questi temi condotti da diversi centri di ricerca e di intervento.